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| lunedì, 11 ottobre 2004 Bloggerscrittore:paolo galloni
Paolo Galloni
Le affinità casuali
Fara editore - collana “TerrEmerse”, 2004, € 7.50
Mi sono avvicinata fin dal primo giorno al blog di Paolo Galloni con l’aria curiosa, costante ed attenta ai particolari che si ha sempre quando ci si imbatte in un istrione: “scrittore, saggista, despecialista”, si annuncia nel suo ricchissimo e curatissimo sito, e di colpo si viene catapultati in una trama senza tempo, dove le vicende storiche di un passato affascinante, dimenticato o mai conosciuto, s’intersecano con considerazioni personali che pescano nel privato e nei pensieri più riservati. Le sue divagazioni svelano riletture di scrittori come Orwell spostate nel tempo presente e perfettamente intrecciate col mondo che ci ritroviamo adesso attorno, oppure vagano esperte e sicure in problematiche sociologiche con attenti riferimenti storici mai neppure immaginati. Il suo spazio sospeso sulla Rete mi accolse così:
Cari amici e amiche, curiosi e curiose, naviganti occasionali, naufraghi e pirati, vi ringrazio di avere fatto tappa in questo porticciolo, minuscolo approdo nello sterminato Oceano. Alcuni siti web sono vere città di mare dove si vende, si compra, ci si perde e ci si ubriaca; altri, come questo in cui vi trovate, sono piuttosto insenature dove sostare per una breve pausa di ristoro e, con un po' di fortuna, magari imbattersi in un sentierino che conduce a un punto panoramico di cui non si conosceva l'esistenza. Al pari di tutti i luoghi poco frequentati le piccole insenature cambiano lentamente, tuttavia l'occhio attento non mancherà di scoprire qualche nuova divagazione… Se vi chiedete cosa significhi la tripla definizione di scrittore, saggista, despecialista, bene, vi invito a prenderla alla lettera: scrivo di narrativa (storie) e di storia, e inseguo la vastità contro la specializzazione estrema (non vi pare che il brulicare di esperti in qualsiasi materia finisca per sottrarre ai singoli individui troppe delle risorse necessarie per gestire l'insicurezza quotidiana? Non avete mai l'impressione che l'evocare esperti al manifestarsi del minimo problema da parte di televisione e carta stampata contribuisca a diffondere il contagio dell'insicurezza?). Con la parentesi e il punto interrogativo sottobraccio, vi invito a passare qualche minuto del vostro tempo in mia compagnia..
Gliela faccio spesso al suo blog, la mia compagnia, perché Galloni è uno che con la scrittura ci sa fare. Uno che, dirigente d’azienda, laureato in Storia, scrittore non di professione ma autore già di numerose pubblicazioni storiche e narrative di cui non mancherò di occuparmi in questa vetrina, sa come tener alta l’attenzione; uno che conosce in modo innato le regole per mantenere, senza proclami, le luci costantemente accese, soprattutto sulle proprie passioni che, quando si scrive, sono l’impalcatura più forte e più solida a cui sempre attingere per trarne i pensieri più preziosi e fondamentali. Non amo mai commentarlo perché le finestre di quei commenti più di una volta brulicano di nuovi e troppi sentieri e ramificazioni che alla fine si discostano un po’ dalla partenza, che avevo amato, e fanno rotolare il tema del post su onde a volte in tono, altre un po’ disarmoniche rispetto a quelle che erano a riva.. Così leggo e apprezzo senza intervenire. Talvolta vorrei non trattenermi quando parla delle mie passioni e del mio lavoro, come le lingue, l’etimologia, la storia delle parole, le leggende di un’Inghilterra eroica di un tempo che fu, ma poi prevale in me la lettura silenziosa che arricchisce, come arricchisce sempre fare una tappa in un mondo curato e ben raccontato soltanto se si decide di contemplarlo senza spezzarne l’armonia che ne viene fuori. Mi ci “perdo”, si, e me ne “ubriaco” di quel bello scrivere e di quel piacevole informare e rileggere il passato delle storie sepolte o di quelle i cui dettagli non hanno mai destato l’interesse di alcuno. Le storie della Storia, quella con la maiuscola. E le storie delle piccole storie, quelle meno note e più intimistiche. E i sentierini li lascio così, liberi di condurmi ai panorami storici, letterari e privati più disparati e più inimmaginabili. Come quello delle Affinità casuali, per esempio, un libro di 80 pagine che racconta di blog nel suo essere un blog. Un blog fatto di carta che non è nato su carta ma su web, e che narra fra le pagine i pensieri e gli intrecci imprevisti e casuali in cui può capitare di imbattersi nel non-luogo della rete fatta di edit e di server che ospitano le nostre giornate e tutto ciò che le riempie o vorremmo che le riempisse. L’autore non ha ritoccato nulla, nemmeno il titolo, ma solo ribattuto i suoi post su un foglio diverso da quello meramente elettronico. Un esperimento di testo breve sulla “scrittura in rete aperta ai commenti dei visitatori, con possibilità di inserire immagini, scambiarsi pareri, e costruire una Grande Narrazione insieme a compagni di viaggio che da occasionali e “casuali” diventano “affini” e in ultima analisi amici; l’esperienza della lettura di un testo”, ci dice, “e della sua capacità di dare/donare e di rendersi autonomo rispetto all’autore”. Non un libro sui blog, ma un blog diventato libro. A mio avviso perfettamente autonomo:
In rete si possono annodare amicizie con persone e personaggi (anche letterari) coltivando quelle affinità che questo non-luogo può ospitare, facendoci sentire esuli accolti e stupiti della “casualità” che ha portato i nostri diversi percorsi a incrociarsi: dopotutto la scienza e la conoscenza, come l’amore, iniziano con un istante di stupore. Ed entrare in queste pagine significa anche po’ imparare che è il percorso a dare un senso alla meta.
Il volume, raccolta dunque di una scelta di testi brevi tratti dal blog omonimo dell’autore, è pubblicato dalla giovane casa editrice Fara nell’elegante collana “TerrEmerse” dedicata agli autori emergenti e alle nuove espressione letterarie. Di Galloni le edizioni Fara hanno precedentemente pubblicato altri due interessanti titoli in altre due piacevoli e curatissime collane (rispettivamente “Microbi”, con romanzi brevi, racconti, piccoli saggi e classici del pensiero, e “I confini dell’oceano”, dedicata alla narrativa): Donal d'Irlanda e Il cuore della colomba. Non si mancherà di parlare presto e di far conoscere ai lettori del Parnaso anche queste due pubblicazioni.
Il piccolo testo, dall’originale copertina fatta delle definizioni stesse delle parole del titolo e scaricabile da questo link nel formato *.pdf, mi ha svelato con incanto ciò che è la sostanza di quelle parole, di quei commenti, di quei pensieri incrociati e di quelle cornici grafiche e musicali con cui si arricchisce l’espressività del nostro digitare su un diario sospeso nella Rete: una scrittura sorprendentemente aperta e intrecciata, con scambi non preventivati ed echi di similitudini della mente e dell’esperienza mai nemmeno immaginati così numerosi, naturali ed incisivi nella loro bella affinità. Lo stimolo creativo del blog, nel suo potere magico di accogliere l’arte in tutte le sue componenti grafiche a sorreggere il peso bello delle parole scritte sulla pagina di un diario, qui si svela in tutto il suo affascinante spessore, e ne vengono fuori pagine uniche e ricchissime, con intrecci a più voci come un laboratorio artistico senza limiti e senza veti in cui ognuno ritrae i propri pensieri scegliendo il terreno a sé più confacente: una fotografia, una citazione, un racconto o una propria considerazione. Gli incontri che ne sono venuti fuori, apparentemente costruiti con sapienza e su un’impalcatura studiata fin dall’inizio in ogni suo particolare, mostrano invece ciò a cui i blog e gli incontri casuali nel silenzio della Rete approdano o ci fanno approdare: Un riflesso della cultura della Rete e una riflessione sulla cultura della rete, suggerisce correttamente Galloni; intersezioni perfette di poco più di 30 bloggers, molti dei quali spesso ospiti del Parnaso, nel loro postare parole e immagini, in un “labirinto di sorprese” in un “progetto senza centro” di persone, del loro pensiero più libero e, attraverso essi, delle cose che riempiono sul non-luogo della Rete la loro e la nostra vita, o i canali con cui la viviamo e vediamo. Similitudini che Galloni riesce a sommare in modi e intrecci mai nemmeno immaginati.
Un estratto tratto da Le affinità casuali:
"Il mio primo amico è stato un coniglio di pezza. Avevo due anni e non mi addormentavo mai senza di lui. Non gli ho mai dato un nome e l'ho completamente dimenticato, che eravamo inseparabili lo so perché i miei genitori me lo ricordavano. Dalla mia memoria è scomparsa ogni traccia del mio primo amico. Il mio coniglietto di pezza significa che ciò che ci manca è dentro di noi, nascosto da qualche parte; e che continuerà a mancarci. Per questo esiste l'immaginazione, per questo si raccontano storie".
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