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martedì, 27 luglio 2004


Bloggerscrittore:giulio mozzi
 

La prima domanda che mi sono posto nell’accingermi a scrivere queste righe è: ma Giulio Mozzi è uno scrittore-blogger o un blogger-scrittore? Ci ho pensato un po’ sopra e nell’incapacità di pervenire a un’ipotesi probante ho concluso che verosimilmente è sia l’uno che l’altro. O né l’uno né l’altro. O questo e altro. Mi pare evidente che ho un po’ le idee confuse, perciò cerchiamo di fare ordine.

Prima di tutto è sicuramente un personaggio. Cominciamo da qualcosa di oggettivo. Mozzi, classe 1960, abita a Padova e possiamo dire tranquillamente che è un self-made man, uno che si è fatto da sé insomma. "Ho scritto il mio primo racconto il 17 febbraio 1991, all’età di 31 anni: si trattava di una lettera alla mia migliore amica, vittima di un furto, nella quale fingevo di essere il ladro e di voler restituire alcuni oggetti cari. La migliore amica mi scrisse (lei era a Londra, all’epoca). «Carino, quel racconto che mi hai mandato». Così realizzai di aver scritto un racconto. La mia unica intenzione era stata di consolare la mia migliore amica della perdita subita e di divertirla un po’. Provai a scrivere altri racconti e vidi che la cosa mi veniva bene. Se una cosa mi viene bene è inevitabile decidere di dedicarci un po’ di tempo."

Ha lavorato per sette anni come dattilografo nell’ufficio stampa di un’associazione di artigiani. I giornalisti che vi lavoravano gli hanno trasmesso a loro modo le tecniche e la pratica della scrittura. Poi ha lavorato altri sette anni (la ricorrenza numerologica evoca un non so che di magico-cabalistico!) come fattorino in una libreria scientifica prima di approdare alla pubblicazione. La produzione narrativa di Mozzi è imperniata sulla forma racconto. La sua scrittura muove i primi passi sulla scia di Carver e dei minimalisti, di cui è stato precoce divulgatore, per approdare a uno stile decisamente personale, una scrittura che per quanto riguarda i primi libri non esiterei a definire straniata e straniante, limpida e quasi disarmante per la sua schiettezza e comunicatività. Mi riferisco in particolare ai racconti di Questo è il giardino (Theoria, 1993; Mondadori, 1998), La felicità terrena (Einaudi, 1996) e Il male naturale (Einaudi, 1998), probabilmente le sue cose migliori.

Poi, ad un certo punto, ha fatto della scrittura un mestiere. Ha fondato la Piccola scuola di scrittura creativa (www.lanternamagica.org) ma sarebbe difficile rintracciare tutte le collaborazioni con addetti ai lavori più o meno noti, le riviste, le webzines e via discorrendo. Quindi dico: mi pare fuor di dubbio che si possa insegnare a scrivere decentemente o magari pregevolmente o addirittura brillantemente. Mi pare fuor di dubbio che si possa insegnare a semplificare o arricchire lo stile, secondo le esigenze. Mi pare fuor di dubbio che si possa insegnare a disporre le materie, gli argomenti e le narrazioni. Mi pare fuor di dubbio che si possano insegnare le forme della novella, del racconto, del romanzo, della memoria, dell'autobiografia, della lode, del biasimo… Mi pare fuor di dubbio perfino - anche se su questo, immagino, qualcuno avrà da ridire - che si possa addestrare ad aumentare le proprie capacità di invenzione.”

Con Stefano Brugnolo ha scritto un curioso Ricettario di scrittura creativa (Theoria, 1997; nuova edizione aumentata Zanichelli 2000) rifacendosi allo spirito di una tradizione retorica capace di scomodare Cicerone e Quintiliano o la Crestomazia di Leopardi.

Mi sa che dimentico qualcosa. Ah, già. Da qualche anno Mozzi fa il talent-scout per Sironi editore. E’ l’editor di almeno un caso letterario, L’elenco telefonico di Atlantide di Tullio Avoledo (Sironi, 2003; Einaudi tascabili 2004), uno dei libri (abbiate pazienza) peggiori che io abbia letto negli ultimi tempi. Ma sentiamo cosa dice in proposito: Un caso letterario può nascere per pura fortuna. Quello che è successo, è successo solo perché un giornalista (Onofrio D’Orrico, n.d.r.), con il quale non avevo mai parlato in vita mia e che, tra parentesi, non ha alcuna stima di me come scrittore, ha letto il libro, si è entusiasmato, e ha deciso di fare quattro pagine sul Sette, il magazine del Corriere della sera. Tutti gli altri si sono accodati. Punto.
La nostra strategia, era semplicemente di pubblicare un buon libro d'intrattenimento e di farlo sapere in giro. Il potere editoriale di Sironi è sostanzialmente nullo.
Controprova. Il 16 giugno abbiamo pubblicato
Il suicidio di Angela B.di Umberto Casadei. E' un libro al cui confronto tutti i libri pubblicati dalla mia generazione vanno in fumo. Mi arrischio a dire: è un capolavoro, un libro che si dà del tu con l'Ulisse o L'uomo senza qualità. Bene. Non ne parla nessuno. Quando telefono nelle redazioni o ai critici, mi rispondono: "Ma, sa, è così lungo...". In effetti fa 560 pagine. I critici letterari italiani non sono capaci di leggere un libro di 560 pagine? (Avoledo ne faceva 526). No, è che questi signori sono pronti a lodare il prodotto commerciale ("L'elenco telefonico di Atlantide" è un prodotto commerciale; il che non significa che sia un buon libro; così come se una donna è bellissima, ciò non significa che sia un'oca), ma di fronte alla vera grande letteratura si tirano indietro, spaventati.”
Non so cosa ne pensiate ma io l’ho trovato onesto.

Da qualche anno Giulio Mozzi è anche piuttosto attivo in rete. Per esempio pubblica un bollettino quasi settimanale, Vibrisse, distribuito gratuitamente via posta elettronica. Per riceverlo basta chiederlo all’indirizzo vibrisse.bollettino@libero.it . E’ una sorta di zibaldone di noterelle, brevi saggi, esperimenti di lettura, recensioni che raccoglie e di cui è editor esclusivo.

Ha aperto anche un blog che fino al 2003 è stato ospitato sulla piattaforma di clarence.com per poi divenire un sito a tutti gli effetti: www.giuliomozzi.com. Anche ora ch’è un sito ha comunque mantenuto l’impostazione di un blog: i post a cadenza quasi giornaliera, poche o quasi nulle le foto, una marea di link a blog e siti di amici scrittori. La lettura dei suoi post è interessante; fin dall’inizio Mozzi ha intuito le potenzialità espressive dei weblog e ha aderito alla filosofia del blogger adottandone lo stile. I suoi post sono per lo più brevi riflessioni confidenziali, piccole narrazioni su aneddoti quotidiani, appunti di viaggi lungo la penisola per i suoi seminari di scrittura, riferimenti e link a libri letti, a musica ascoltata, a film visti…

Ho omesso qualcosa, certo, ma ho comunque offerto una (ahimé non certo breve) panoramica di un protagonista controverso ed emblematico della scrittura in Italia. Peccato che non mi abbia chiarito molto le idee su chi è questo proteiforme personaggio (ma è proprio necessario trovare una risposta?) che apprezzo più per il talento narrativo che per la miriade di progetti collaterali che intraprende. Ho comunque annotato qualcosa e se vi può essere di una qualche utilità ben venga.









scritto da redazioneparnaso | 08:35 | commenti

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