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martedì, 27 luglio 2004


Bloggerscrittore:alberto carollo
 

Miramare e altre storie

Le storie di Carollo con la forza quieta delle parole sincere
di Jacopo Bulgarini d’Elci



Un libro strano, quello del vicentino Alberto Carollo, che il trentottenne autore presenta stasera alle 21 al Victoria Station (ex Zanza) di Mure Porta Santa Lucia, con commento e lettura di Giorgio Magalotti e accompagnamento della chitarra jazz di Michele Calgaro (una presentazione si terrà anche il 29 aprile alle 21, questa volta all’Osteria alla Quercia di Villabalzana). Perché, nei quattro racconti che compongono il suo primo volume edito, Miramare e altre storie , è facile per il lettore passare attraverso alterni umori e sguardi critici. E mica sarà una colpa, la diffidenza? Coi tempi che corrono, con il miasma antiecologico di titoli vuoti che aggrediscono il frequentatore di librerie, bisogna pur difendersi.

E invece, la storie di Carollo progressivamente catturano con la forza quieta di una sincerità coinvolgente, a tratti disarmante nel suo farsi semplicità stilistica e drammaturgica. Così, le prime pagine di Miramare rischiano quasi di parere un accumulo di luoghi comuni. Trentenni in crisi, un week end triestino, rimpianti, amarezze, tradimenti. Effetto Muccino in agguato?

Sì, ma per poco. Perché poi basta un finale che procede per sintesi ed ellissi, raccontato con una secchezza che felicemente incrocia distanza e partecipazione, e una conclusione che di conciliatorio non ha nulla, per svelare il segreto di questo giovane narratore. Sincerità, appunto. Di sguardo, di parola. Sincerità che consente a Carollo di tessere in modo convincente e antiretorico trame che rimandano a un senso costante di disfatta: una disfatta silenziosa, che non arriva all'estremo metaforico del disfacimento, che va un passo oltre il semplice senso di perdita ma di fronte a una prospettiva apertamente tragica si arresta.
Perché non è alla
trasfigurazione eroica dei personaggi che guarda, perché preferisce ritrarre figure non conflittuali ma essenzialmente marginali, gente che non rifiuta la società ma che nel mondo non sa trovare ragioni che bastino a dare il senso di una vita. Amicizia, famiglia, figli, lavoro, onestà, passione e vocazione artistica: se tutto questo non basta, è una solitudine venata di sottili rimpianti, di assenze, di piccole sconfitte e scelte dolorosamente conclusive a divenire chiave esistenziale, filtrata da una scrittura mutevole e piuttosto ben padroneggiata. Che se a tratti lascia perplessi per certi improvvisi affondi nel colloquiale dell'italiano paraletterario, in fondo conquista per una sicurezza mai ostentata, e per l'umiltà del suo essere a servizio dello specifico narrativo di ogni racconto.
E che raggiunge la sua vetta nel monologare basso, lessicalmente incerto ma eticamente risoluto, del maturo lavoratore che in una stanza d'ospedale vive inconsapevolmente i suoi ultimi giorni, come inconsapevolmente ha vissuto, da Uomo invisibile , come il racconto titola: e che nella stessa inconsapevolezza spaurita e sconfitta e dignitosa, in quieta rassegnazione, sprofonda nell'anestesia di un intervento chirurgico impossibile. «Mi dispiace che tutto scompare. Non dico che l'avrei fatto volentieri, ma sarei rimasto, così, per curiosità, a vedere». Bello, no?

(Pagina 1 di 1 Il Giornale di Vicenza 26/04/2004 )


- recensione da libricheholetto del 27 maggio 2004

- recensione da www.thienet.it del 22 luglio 2004















scritto da redazioneparnaso | 08:41 | commenti

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