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sabato, 30 dicembre 2006
Bloggerscrittore:massimo la spina

"In fondo tutta la vita è interinale..."
"Osservare, come dall’esterno di sè, per poi tornare a casa e pensare a come raccontare tutto questo mi fa sentire quasi spersonalizzato, come se quello che si sveglia alle 4 e mezza di mattina per andare in fabbrica o che passa il tempo a cercare di togliersi la polvere di plastica dagli occhi con le dita impolverate fosse un altro".
9.1 Angelo!
Gheorghe si passa sempre una mano tra i capelli grigi con uno sguardo preoccupato quando gli si chiede qualcosa, qualsiasi cosa. Lo fa per prendersi una pausa di riflessione, pur brevissima, per capire se la domanda, e la sua eventuale risposta, non abbiano qualche effetto negativo sulla sua vita.
E’ un’ossessione, la sua. Quella di chi vive col terrore di aver sbagliato qualcosa e di essere rimproverato, come se da questo dipendesse il suo lavoro, la sua permanenza in questa città, la sua sopravvivenza. La stessa che puntualmente lo porta a sbagliare qualcosa. E ad essere rimproverato.
Ma la sua paura vera è quella di non ricevere i soldi il giorno stabilito, di avere una busta-paga errata, di non essere trattato come gli altri e di continuo chiede notizie e spiegazioni sulle ore, sul foglio-presenze, sull’assegno e sulle regole dell’agenzia interinale
- Ma a te rinnova contratto dopo feste?... Quando dice si rinnova contratto?
Un’ossessione. Arriva al lavoro in autobus, non si sa bene da dove, ma la fabbrica deve essere un posto complicato da raggiungere per lui, perché, sia al turno delle 6,00 che a quello delle 14,00, è sempre in ritardo di qualche minuto. Saluta, se vuole, con un cenno del capo e un ammiccamento da sopra i mezzi occhiali, che porta appoggiati sul naso o appesi al collo con un laccetto di cuoio ridotto al minimo. Attraversa il capannone con fare confuso e a lunghi passi si affretta verso l’orologio della timbratrice. Ogni volta è un abbassare le spalle per lo sconforto e un masticare imprecazioni. A quel punto, dato che l’azienda decurta dalla paga i primi trenta minuti, anche se si timbra il cartellino con un solo minuto di ritardo, decide che gli conviene star fermo fino alla mezz’ora, a guardare gli altri lavorare.
Gli occhi neri, piccoli e diffidenti, sovrastati da grandi sopracciglia folte e grigie, sondano le reazioni degli altri, mentre ripone con calma le sue cose nell’armadietto di plastica.
- Tu saputo si rinnovi contratto?
Dicono che mandi tutto il suo stipendio alla famiglia in Romania, senza tenere nulla per sé. E’ certo un’esagerazione, ma qualche dubbio viene dopo che per tre mesi ti ha chiesto:
- Ancora cèlai altra pèrme? - e non si è ancora deciso a comprarsele, le sigarette, o quando non gli si può stare accanto per il cattivo odore che viene dai suoi vestiti, indossati per troppi giorni.
Lavora qui da un anno e mezzo ormai, più di tutti gli altri interinali, e sa fare (perché lo sa fare, accidenti!) tutto quel c’è da fare in questo capannone: forare, mettere in ordine, guidare il muletto, sostituire le punte alle foratrici, cambiare la linea per l’imballaggio, imballare.
Dovrebbe essere il più esperto, per i nuovi, quello che insegna agli ultimi arrivati, eppure è quello che riceve più “attenzioni” dai titolari, che vorrebbero sbarazzarsene:
- Maurizio, o ‘llevamelo da’ hoglioni, hello lì! - perché pare che a causa sua molti mobili venduti siano tornati indietro, con pezzi mancanti o ripetuti o sbagliati.
Eppoi continua a fare errori inspiegabili, come perdere un’ora a ri-allineare manualmente tutte le punte della foratrice, invece di spostare il ponte che le regge in un solo secondo, con il pulsante che sta dietro ai motori.
E’ per questo motivo, forse, che Maurizio, il caporeparto, un metro e sessanta di nervi e raucedine, gli sta addosso in maniera estenuante e lo tiene sempre sotto pressione, chiamandolo, chissà perché,
- Angelo! - e riprendendolo in continuazione:
- Angelo! Te l’ho detto io di spostare l'allineamento delle punte? Rispondi, te l'ho detto io? Eh?- e poi, senza dargli il tempo di rispondere:
- Vien via, Angelo, o quante vorte te l'ho detto che un si fa? Che ci vole un monte di tempo pe’ rrimettile apposto? - e ancora:
- Ma scusa, eh, Angelo, ma un ti bastava alzare il ponte, diobono? - e infine:
- Angelo, tu 'mmi sembri scemo quando tu 'ffai hosì!
Gheorghe si passa una mano tra i capelli grigi mentre tenta, per quanto glielo permetta la sua paura, di riordinare quel po’ di italiano raccattato nella confusione dei suoi pensieri per accennare una qualche difesa, ma come ogni volta le parole gli si strozzano in gola e non fa in tempo:
- Sìsi… Va bene, Maurizio…Ma io ho fatti questi…Cosa che tu voi… Scusa, ascolti... Pérche no?… - e abbassa le braccia, fissa il vuoto davanti a sé per qualche secondo, con uno sguardo a metà tra l’atterrito per le possibili conseguenze e il bilioso per l’ennesima reazione soffocata, quindi si gira e torna a fare il suo.
Poi, quando Maurizio si è allontanato, e lui ha rimuginato un po’, si avvicina con aria stizzita a qualcuno degli altri operai, lamentandosi che alla sua età nessuno dovrebbe trattarlo così.
- Lui no posso parlare me come bambino - e chiedendo l'ennesima sigaretta:
- Sapere qualcosa per contratti dopo feste?
Tra gli altri operai non gode di molte simpatie e lui in effetti non fa molto per guadagnarsele.
- O Angelo, maremma, almeno un pacchetto ogni tanto, però… O Angelo, santamadonna! O’ basta co’ sti hontratti, se tu’llo vò sapere tu’llo hiedi a i’principale! -
A volte nasconde tra i pancali, in mezzo a quelli buoni, i pezzi che sbaglia, cercando in modo infantile di far ricadere la colpa su qualcun altro:
- Io no ho messo, Maurizio, ho fatto scarto di qui, messi tutti di là… - invece di metterli, tranquillamente, tra i pezzi scartati, da mandare alla macina.
Certo, di errori ne facciamo tutti lì dentro e chissà di quanti non ci accorgiamo nemmeno, ma Gheorghe è divenuto il capro espiatorio di ogni magagna e ogni sua minima mancanza, anche la più insignificante, diventa motivo di accanimento da parte di Maurizio, tanto che l’urlo - Angeloo! - con tutte le possibili sfumature, è diventato il motivo dominante delle nostre giornate.
Almeno fino al giorno del rientro in fabbrica, dopo le feste. Quando, dopo un’ora di lavoro, realizzo di non aver sentito ancora il solito richiamo: mi guardo intorno e capisco perché, già da prima di Natale, mi hanno messo fisso all’imballaggio, e anche che certe ossessioni, prima o poi, si avverano.
(continua)
martedì, 26 dicembre 2006
Bloggerscrittore:massimo la spina

"In fondo tutta la vita è interinale..."
"Osservare, come dall’esterno di sè, per poi tornare a casa e pensare a come raccontare tutto questo mi fa sentire quasi spersonalizzato, come se quello che si sveglia alle 4 e mezza di mattina per andare in fabbrica o che passa il tempo a cercare di togliersi la polvere di plastica dagli occhi con le dita impolverate fosse un altro".
9.
Capita spesso che gli addetti alle foratrici e gli addetti alle seghe (un toscano non esiterebbe molto a deflnirli i bucaioli e i segaioli) si scambino i ruoli, per vari motivi, primo dei quali l'assenza di uno o dell'altro o che vengano affiancati per aumentare il ritmo, a causa dell'eccessiva velocità degli imballatori, che finiscono i pezzi troppo presto.
La terza sega è concettualmente uguale alla seconda, ma è di fabbricazione molto più recente. Ha un grande pianale di legno ricoperto, nella parte centrale, da uno strato di gomma dura nero, le coperture protettive delle lame dentate dipinte di rosso, le guaine passacavi azzurre, la base d'appoggio, che contiene il pannello elettrico, verde chiaro. Le misure di taglio si controllano elettronicamente fino al decimo di millimetro e la distanza tra le lame appare visualizzata su un piccolo display a LED rossi posto al centro tra i due motori, di fronte all'operatore. Le lame si azionano grazie a due pulsanti, utilizzabili a scelta anche singolarmente, che si trovano su di uno speciale trespolo blu, separato dal resto del macchinario e collegato solo tramite un cavo, posizionabile dove si vuole entro un raggio di 5 metri dal pianale.
-... E poi un capiva 'na sega! -
Al ritorno dalle vacanze natalizie questa è stata la conclusione del discorso di Maurizio per illustrare i motivi per cui a Gheorghe, unico tra gli interinali, non è stato rinnovato il contratto. Tutti gli altri sono stati confermati, fino a Pasqua.
In effetti il lavoro non manca: sono arrivate alcune grosse commesse dalla Spagna, dalla Germania e dal Belgio, che hanno fatto sì che il capannone si riempisse di nuovi colori. Pezzi avorio, verde scuro, blu elettrico sono lì a contrastare il grigio, che non domina più.
Dominano invece le nuove disposizioni della dirigenza: non si fuma (non si dovrebbe), si pulisce alla fine di ogni turno la zona in cui si è lavorato (si dovrebbe), non si sta a chiacchierare davanti al distributore del caffè (non si dovrebbe), si lavora tassativamente tutti i sabati (si dovrebbe).
Niente più dune di segatura e trucioli di plastica, ma molta più polvere sollevata dalle scope e molti più starnuti degli operai.
Dato che Gheorghe non c'è più, serve qualcuno "esperto" alle foratrici, e dato che nel frattempo ho imparato a cambiare da solo le punte di quasi tutte le macchine, a riconoscerne i malfunzionamenti e sono "di gran lunga il più preciso e affidabile nel ruolo", da gennaio sono tornato ad essere un foratore.
Ma solo per tre giorni: una particolare forma di tendinite al polso sinistro, dovuta a movimenti che non facevo più da un bel po', mi ha costretto a portare un "tutore" per quindici giorni. L'idea che un tutore mi sarebbe necessario vita natural durante mi ha accompagnato (e divertito) in questa vacanza forzata, ma gradita.
Ma la novità più grossa, per me, col nuovo anno, è stata la possibilità di avere una macchina. Una piccola macchina usata con la quale andare al lavoro non è più una penitenza, anche se comporta altri tipi di disagi: primo fra tutti le maggiori spese, ma anche il traffico, i parcheggi e, non ultimo, il ghiaccio sul parabrezza, per il quale ho trovato uno spray decongelante, che sembra molto utile, ma che dura per due volte sole e che immagino molto inquinante.
Di certo, però, ho potuto evitare il motorino proprio nel periodo, finora, più freddo dell'anno.
(continua)
domenica, 17 dicembre 2006
Bloggerscrittore:antonio zoppetti
>Ancora un Intervista a zop, bloggerscittore
Facciamo finta di ricominciare da capo, come se non ci conoscessimo già, e ti presentassimo ora, per la prima volta, in questa sezione del Parnaso Ambulante
>Nome?
! Antonio
>Cognome?
! Zoppetti
>Blog?
! [Zop blog]
> Ma sei veramente un bloggerscrittore?
! Non so cosa intendi con bloggerscrittore, diciamo che sono stato il primo a utilizzare il blog come strumento per fare giochi di scrittura, collettivi e non, e questo ho iniziato a farlo dal 2002, quando i blog erano più che altro diari privati o luoghi di riflessioni giornalistiche.
Come tutti sapranno, successivamente questa tipologia di blog si è diffusa e oggi ce ne sono tantissimi di luoghi di scritture del genere.
>E quindi come hai concepito il tuo blog?
! Il mio obiettivo è quello di sperimentare forme di narrativa pensate per essere lette e fruite sul web.
In questo progetto credo molto… sin da quando il computer si è trasformato da macchina per scrivere in un nuovo mezzo per la diffusione di contenuti.
Da quando esiste un pubblico di lettori a monitor provo a concepire strutture narrative pensate per questo nuovo supporto: scritture collettive che orchestro e che sono costruite - come i giochi - su delle regole che i partecipanti devono seguire per creare i loro pezzi, poesie animate, microscritture, racconti labirintici, contaminazioni letterarie...
>Il paragone sorge spontaneo: Ti possiamo immaginare come un direttore di orchestra ?
! In un certo senso. Perché diano dei risultati apprezzabili, i giochi di scrittura collettivi devono avere un coordinatore. Ma soprattutto un autore delle regole del gioco o degli spartiti, in altre parole, all'interno dei quali ogni partecipante può improvvisare la sua parte come un jazzista.
>Qual è stato il primo spartito pubblicato?
! Il primo è stato Blog PerQueneau. La scrittura cambia con internet, altro libro scaturito dall'opificio creato sul mio blog.
>E l’ultimo?
! Si tratta questa volta di una partitura che ho scritto io, non raccoglie i contributi di tanti partecipanti. Si intitola Gentile editore, io non demordo! che pubblica una raccolta di racconti brevissimi, che sono riproposti come fossero un carteggio tra un aspirante scrittore e un editore.
>Cosa nascondi tra il primo e l’ultimo?
!Non ho niente da nascondere, la speranza è che le cose che scrivo non restino nascoste e circolino il più possibile. Continuo a scrivere e sperimentare sul web, spesso grazie anche ai contributi dei lettori. Per esempio con giochi come quello dei giallini da sms, o con le opere dadiste, o i falsi incipit. Se ti riferisci alla carta, invece, un esperimento che considero molto innovativo è stato Laura immaginaria un romanzo combinatorio di nuova concezione concepito come una rubrica telefonica. E' composto di 20 racconti intrecciati, ognuno dedicato a un differente personaggio il cui nome comincia con una lettera dell’alfabeto differente, e la sua particolarità è che l'ordine di lettura di questi capitoli lo può decidere il lettore. Alla fine, in questo modo, la trama del romanzo si compone nella testa del lettore con modalità e colpi di scena sempre differenti, che dipendono dal percorso di lettura intrapreso.
>Cosa pensi succederà tra l’ultimo e il successivo?
>Asp… non rispondere! Questa sarà la prima domanda della prossima intervista...
! [...]
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