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| giovedì, 19 gennaio 2006 Bloggerscrittore:giuseppe mauro ![]() "Sento la notte nella testa, la guardo ammassarsi inevitabile sopra le cose, mi chiedo se abbiamo bisogno di dormire e perciò esiste la notte o se la notte c’è e basta e noi semplicemente ci rassegniamo a dormirci dentro.” E’ curioso questo SILVIA DORME di Giuseppe Mauro (Edizioni Il Foglio, 2004, pagg. 90, Euro 10,00). E’ curioso per almeno due aspetti: la costruzione del breve romanzo (o racconto lungo che dir si voglia) e la lingua utilizzata. Parlando di struttura, è bene sgomberare il campo da equivoci: il primo impatto potrebbe essere spiazzante, anche se il biglietto da visita è quello di una scrittura agile e piana, con periodi secchi, brevi o brevissimi, dove le subordinate vanno rintracciate col lanternino.
Viene naturale associare il respiro della narrazione a un brano musicale di sottofondo, e del resto è lo stesso protagonista ad ammetterlo: “E’ soprattutto attraverso i suoni che io sperimento il mondo me ne nutro, lo raffiguro.” Così è SILVIA DORME: un brano di rock underground, dalle venature jazzy o bluesy, lo stesso ordito sfilacciato, una storia che ora corre serrata, come un colpo di fucile, e qualche istante dopo si arresta, per riprendere lentamente la sua corsa e procedere, prima un po’ barcollante, quindi nuovamente concitata. Mauro non ha alcuna intenzione di strizzare l’occhiolino al suo lettore; prima lo trascina all’interno del suo mondo stralunato, poi, dopo averlo un poco strapazzato, cerca di dargli qualche regola per ricomporre il puzzle. Il volano del romanzo è la vicenda di Mario, giocata su due piani temporali:
1) Un io-narrante che racconta al presente: è notte fonda e a Mario piace guidare per le strade romane, senza meta, inseguendo il filo dei pensieri, nel tentativo di ricomporre i cocci, di trovare risposte. Fanno capolino scorci di Appia, Aurelia e Tuscolana, brevi inserti di realtà in un’atmosfera sonnambula e carica di attesa. Accanto a lui una donna che sembra dare un nuovo senso alla sua vita: Silvia, che, com’è intuibile, dorme.
2) Una narrazione in terza persona racconta il passato di Mario, della sua relazione con la cantante Pàmela, dell’indesiderata gravidanza di lei, della nascita della loro figlia Laura e della crisi che ne consegue.
Ora, se foste il mio barman di fiducia, vi direi di shakerare il tutto e di servirmi il cocktail con una fettina di limone.
Dopo qualche perplessità iniziale il lettore comprende il continuo alternarsi dei due momenti di un unico continuum. I due rami collaterali della vicenda di Mario si sviluppano fino ad arrivare ad uno snodo cruciale, ad un punto di non ritorno che (forse) costituirà una nuova svolta nella sua esistenza. La lingua di SILVIA DORME è un insolito impasto gergale, uno slang giovanilistico, a tratti bizzarro, che tradisce nel costrutto di certi dialoghi il pendolarismo dell’autore tra Napoli e Roma.
E’ una lingua controllata e volutamente artificiosa, con il proposito di rendere la secca immediatezza, quasi la telegrafica trascrizione del parlato: “(...) Mamma ciò da fare sto via per un po’ stai tranquilla che dormo da un amico riguardatevi tu e papà”. A volte, l’intento espressivo risulta un po’ forzato ed escono delle sequenze cacofoniche del tipo: “Lei, stava là sul palco aggrappata alla fenderstratocaster; raucheggiava stantia”. Altre volte le frasi sembrano ammantarsi di una patina di iperrealtà: “(...) si abbrustoliva di decibel e tornava a casa obliquo.” E ancora: “Se non hai presente cazzi tuoi, sei sfigato mi dispiace per te. O sei visivo, cazzi tuoi lo stesso.” Anche la disposizione sulla pagina risponde a un disegno ben definito, quasi si trattasse – rimanendo nell’ambito della ben nota metafora - di una partitura per orchestra. In questo ben dissimulato sperimentalismo affiorano qua e là alcune cadute di tono (“Se il pezzo che sente e che vede è nuovo ed è da topten nella sua lista, lei resta immobile tipo fulminata di Damasco”), ma senza dubbio il linguaggio, storpiato, spezzettato e rimasticato, rende in maniera efficace lo smarrimento esistenziale del protagonista e la sua fragilità, inducendo un coinvolgimento nel lettore, partecipe della sua rabbia e frustrazione, del disincanto doloroso e del pulsare sanguigno e insopprimibile di un sentimento di speranza verso il futuro. Il futuro di una parabola umana, quella di Mario, che fino a qui non è stata certo esemplarmente lineare. Giuseppe Mauro è nato a Napoli nel 1967 e vive tra Napoli e Roma. Con il racconto L’odore del sud ha vinto il concorso nazionale di poesia e narrativa “Parole per comunicare 2003” a Grassano (MT). Con il racconto Lo scontrarsi discreto delle cose e dei sogni è tra i vincitori del concorso “Tracce 04 – Lo scarto: voci, gesti, scritture” (Casina – Reggio Emilia). Il suo racconto Rondini è stato pubblicato nell’antologia Dammi spazio, edita da Il Foglio (2003). Condivide un blog con Gabriele Dadati: www. capitanicoraggiosi. splinder.com.
scritto da cigale
Bloggerscrittore:manuela mazzi Mi presento: sono Manuela Mazzi, 1971, svizzera, giornalista e… forse un giorno scrittrice. Desidero oggi profittare dell’opportunità che il Parnaso ambulante, già mesi or sono, mi aveva regalato. Ovvero presentare il mio libro d’esordio in questo spazio dedicato ai blogger scrittori, o scrittori blogger che dir si voglia.
Trattasi di un lungo racconto sul genere favolistico, che ha come soggetti la morte, la rinascita e l'amore quali elementi l'uno dell'altro partecipanti. Essi vengono raccontati attraverso alcune figure dell'immaginario collettivo preesistenti che, però, a loro volta subiscono un'azione esorcizzante per mezzo forse, sì, di una risoluzione naif, di una banalizzazione del "problema", ma che ottiene l'effetto desiderato. Protagonista principale è una donna prescelta a diventare un angelo, la quale intraprende un apprendistato attraverso sette prove, che la portano a una sorta di autoanalisi flagellante, come richiede ogni favola che si rispetti. Da qui il titolo: "L'angelo apprendista". Pagine : 112 Capitoli: 24 Target: dagli adolescenti, in poi. Prezzo di copertina: 10 euro (17 franchi) Casa editrice: Progetto Cultura 2003, Roma Prefazione: Dr. Marco Noi, psicologo, psicanalista, psicoterapeuta di Bellinzona Distribuzione in ISBN: 88-89243-31-7
2. Trama de "L'angelo apprendista"
All'età di cinque anni Taryn e suo fratello Ricky, di un anno più grande di lei, rimasero coinvolti in un incidente stradale, che provocò la morte di entrambi i loro genitori. A portarli in salvo dalle rovine del pullman uscito di strada fu George Wuthyer, un angelo della morte, loro avo. Unici sopravvissuti di quella disgrazia, crebbero con i nonni. «Cara Manuela, complimenti. È stata una lettura piacevolissima, interessante e ricca di scoperte per quanto credo che l'autrice ha voluto dire di se stessa... Mi piace soprattutto la valutazione o il valore dato alle intuizioni. La sequenza di istantanee mi hanno rivelato la capacità di vedere ciò che solitamente non appare e che esce dallo spirito, dai sentimenti, dai pensieri dei protagnisti creando il clima in cui si sviluppa l'azione, il sogno. Forza e coraggio e soprattutto brava ! Marco»
Marco Blaser. Giornalista. Per 45 anni dipendente della SRG SSR. Dal 1.12.1954 annunciatore, giornalista-reporter alla RSI/Radio Monteceneri e collaboratore di Sottens e Beromünster. Successivamente membro, a Zurigo, del team dei pionieri della TSI. Capo dell’informazione della TSI, direttore dell’esercizio e direttore dei programmi RTSI. Dal 1986 al 2000 direttore regionale della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana. «Gentile signora, ho letto a tappe il suo primo libro. La storia è originale, l’ambientamento è conosciuto e l’interesse per sapere come va a finire il tutto è elevato. Alla fine la sorpresa (...) E’ il segno della speranza che continua e che si rinnova da generazioni, segno che si accompagna pure a diversi valori etici che il suo racconto propone con determinazione. Mi creda: ne abbiamo sempre bisogno. Con un cordiale saluto e auguri per ulteriori soddisfazioni. Diego Erba» (Direttore della Divisione della scuola del cantone Ticino)
Ciao Manuela. Ci siamo viste a Comino e ho preso il tuo libro. Che carino! L'ho letto in due sere. Mi piace perché conosco i posti dove si svolge, perché conosco le persone... anche tuo nonno ho conosciuto. Mi piace perché, se uno non ricorda le prove, tu le rammenti, senza essere monotona. E poi mi piace perché parli di angeli, a me tanto cari! Certo per parlare di angeli non basta un libro, né due né tre. Grazie per le ore liete che ho passato in compagnia del tuo libro. Lo metto tra quelli da rileggere. Ne ho parecchi che ho letto fino a tre volte, tanto mi sono piaciuti. Ciao cara e a presto (spero) a leggerti. Da: Titti - 18 agosto 2005
"Devi sapere che il tempo è stato fissato per l'uomo soprattutto allo scopo di ricordargli che la vita è limitata.[...] oggigiorno, si ha una visione della morte così tetra, distorta e negativa che la maggior parte delle persone fa in modo di evitare persino di parlarne. E questo è un grande errore. La morte dovrebbe essere sempre presente nella mente degli esseri umani, perchè ricorda loro che hanno un tempo limite da sfruttare appieno." Cara Manuela, il tuo libro è tutto sottolineato, questo vuol dire che l'ho fatto 'mio', ora... tutti abbiamo un tempo limite per lasciare almeno una traccia del nostro passaggio... tu la tua piccola orma l'hai lasciata, ora ti chiedo se non è troppa fatica... di imprimerla ancora più profonda... ;) Non puoi lasciarmi così... attendo il prossimo evento. Ti chiedo troppo? Naaaaaa. Da: VentodiGrecale - 07 giugno 2005 FERMI TUTTIIIIIIIIIIIII!!! Manu io ho letto il tuo libro e lo consiglio a tutti....lo scriverò anche sul Cantico e ti dedicherò un post....un abbraccio! Da: Deb deborahD Data: 7 Giugno, 2005
Cara Manu, ho letto il tuo libro, o meglio l'ho divorato. L'ho "tritato" come si fa di solito con i fumetti, perché un po' fumetto, secondo me, lo è davvero. Premetto che a me piace molto la fantascienza e il genere fantasy. Il tuo libro mi ricorda gli esperimenti che qualcuno ha fatto di fondere i due generi, mischiando paranormale e visioni del futuro (se lo trovi leggiti "il popolo dell'autunno" di bradbury). Tecnicamente parlando sono libri che ti danno l'impressione di essere un'opera sacra e piena di significato ma galoppando senza freni nella fantasia (si capisce cosa intendo?). se avessi usato quel tono lì, un po' mistico, un po' sapienziale, (ma sempre mantenendo un tocco di ironia) col tuo libro avresti potuto conquistare molti lettori nella banda degli appassionati "fantasysti". Il tono del tuo libro è invece molto realistico e quotidiano: forse è il suo trucco vincente, ma porta il discorso un po' terra-terra, certe volte. Così come certi rimandi precisi "da pagina di cronaca" per le descrizioni d'ambiente... (la localizzazione esatta del canile della protezione animali l'avrei evitata, anche se poi a me ticinese magari un giorno potrà servire...). Ciao Manu, ho finito adesso di leggere il tuo bel libro...e non lo dico per condiscendenza..mi piaciuto davvero, sia per il modo in cui l'hia scritto, permettendo una lettura scorrevole e appassionante, sia per i contenuti... che molto spesso hanno creato spunti per riflessioni interiori....Coraggiosa la scelta di Taryn...coraggiosa e ammirevole.. Da: InquietaSempre - 04 giugno 2005 Cara Manuela, t venerdì, 06 gennaio 2006 Bloggerscrittore:alain g barbato ![]() "Alla base di ogni poesia c'è un'idea, un sentimento, una sensazione. Non ho fatto altro che mettere a posto il puzzle delle parole che il mio cuore mi suggeriva, in modo che ognuna trovasse la giusta collocazione, in un insieme che desse alla composizione una sua musicalità, una sua armonia, anche correndo il rischio di eccedere nell'uso delle rime, delle consonanze, delle assonanze, delle allitterazioni o di altre figure retoriche. Mi piace che la poesia sia anche canto… " Così si concludeva la prima intervista del Parnaso Ambulante ad Alain G. Barbato in occasione della pubblicazione del suo primo e-book Meltemi. "Le cose sono a buon punto ed è "quasi" sicura - il quasi è incorniciato da varie scaramanzie- un'edizione cartacea di Meltèmi entro il prossimo autunno… Naturalmente, se, come spero, il progetto andrà in porto, sarà mia cura farvi omaggio di una copia di Meltèmi"
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