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lunedì, 11 ottobre 2004
Bloggerscrittore:paolo galloni
Un blog a forma di libro....
Paolo Galloni
Le affinità casuali
Fara editore - collana “TerrEmerse”, 2004, € 7.50
Mi sono avvicinata fin dal primo giorno al blog di Paolo Galloni con l’aria curiosa, costante ed attenta ai particolari che si ha sempre quando ci si imbatte in un istrione: “scrittore, saggista, despecialista”, si annuncia nel suo ricchissimo e curatissimo sito, e di colpo si viene catapultati in una trama senza tempo, dove le vicende storiche di un passato affascinante, dimenticato o mai conosciuto, s’intersecano con considerazioni personali che pescano nel privato e nei pensieri più riservati. Le sue divagazioni svelano riletture di scrittori come Orwell spostate nel tempo presente e perfettamente intrecciate col mondo che ci ritroviamo adesso attorno, oppure vagano esperte e sicure in problematiche sociologiche con attenti riferimenti storici mai neppure immaginati. La Follia di Tristano del XII secolo, tratto dal romanzo più celebre e più bello della letteratura cortese del ciclo arturiano, viaggia mirabilmente tradotta e in un’armonia senza tempo accanto ad un prezioso profilo sulla storia e le fattezze di una stramba cassa sonora trapezoidale di nome Dulcimer, un antico e affascinante strumento musicale celtico.
Il suo spazio sospeso sulla Rete mi accolse così:
Cari amici e amiche, curiosi e curiose, naviganti occasionali, naufraghi e pirati, vi ringrazio di avere fatto tappa in questo porticciolo, minuscolo approdo nello sterminato Oceano. Alcuni siti web sono vere città di mare dove si vende, si compra, ci si perde e ci si ubriaca; altri, come questo in cui vi trovate, sono piuttosto insenature dove sostare per una breve pausa di ristoro e, con un po' di fortuna, magari imbattersi in un sentierino che conduce a un punto panoramico di cui non si conosceva l'esistenza. Al pari di tutti i luoghi poco frequentati le piccole insenature cambiano lentamente, tuttavia l'occhio attento non mancherà di scoprire qualche nuova divagazione…
Se vi chiedete cosa significhi la tripla definizione di scrittore, saggista, despecialista, bene, vi invito a prenderla alla lettera: scrivo di narrativa (storie) e di storia, e inseguo la vastità contro la specializzazione estrema (non vi pare che il brulicare di esperti in qualsiasi materia finisca per sottrarre ai singoli individui troppe delle risorse necessarie per gestire l'insicurezza quotidiana? Non avete mai l'impressione che l'evocare esperti al manifestarsi del minimo problema da parte di televisione e carta stampata contribuisca a diffondere il contagio dell'insicurezza?).
Con la parentesi e il punto interrogativo sottobraccio, vi invito a passare qualche minuto del vostro tempo in mia compagnia..
Gliela faccio spesso al suo blog, la mia compagnia, perché Galloni è uno che con la scrittura ci sa fare. Uno che, dirigente d’azienda, laureato in Storia, scrittore non di professione ma autore già di numerose pubblicazioni storiche e narrative di cui non mancherò di occuparmi in questa vetrina, sa come tener alta l’attenzione; uno che conosce in modo innato le regole per mantenere, senza proclami, le luci costantemente accese, soprattutto sulle proprie passioni che, quando si scrive, sono l’impalcatura più forte e più solida a cui sempre attingere per trarne i pensieri più preziosi e fondamentali.
Non amo mai commentarlo perché le finestre di quei commenti più di una volta brulicano di nuovi e troppi sentieri e ramificazioni che alla fine si discostano un po’ dalla partenza, che avevo amato, e fanno rotolare il tema del post su onde a volte in tono, altre un po’ disarmoniche rispetto a quelle che erano a riva.. Così leggo e apprezzo senza intervenire. Talvolta vorrei non trattenermi quando parla delle mie passioni e del mio lavoro, come le lingue, l’etimologia, la storia delle parole, le leggende di un’Inghilterra eroica di un tempo che fu, ma poi prevale in me la lettura silenziosa che arricchisce, come arricchisce sempre fare una tappa in un mondo curato e ben raccontato soltanto se si decide di contemplarlo senza spezzarne l’armonia che ne viene fuori. Mi ci “perdo”, si, e me ne “ubriaco” di quel bello scrivere e di quel piacevole informare e rileggere il passato delle storie sepolte o di quelle i cui dettagli non hanno mai destato l’interesse di alcuno. Le storie della Storia, quella con la maiuscola. E le storie delle piccole storie, quelle meno note e più intimistiche. E i sentierini li lascio così, liberi di condurmi ai panorami storici, letterari e privati più disparati e più inimmaginabili.
Come quello delle Affinità casuali, per esempio, un libro di 80 pagine che racconta di blog nel suo essere un blog. Un blog fatto di carta che non è nato su carta ma su web, e che narra fra le pagine i pensieri e gli intrecci imprevisti e casuali in cui può capitare di imbattersi nel non-luogo della rete fatta di edit e di server che ospitano le nostre giornate e tutto ciò che le riempie o vorremmo che le riempisse.
L’autore non ha ritoccato nulla, nemmeno il titolo, ma solo ribattuto i suoi post su un foglio diverso da quello meramente elettronico. Un esperimento di testo breve sulla “scrittura in rete aperta ai commenti dei visitatori, con possibilità di inserire immagini, scambiarsi pareri, e costruire una Grande Narrazione insieme a compagni di viaggio che da occasionali e “casuali” diventano “affini” e in ultima analisi amici; l’esperienza della lettura di un testo”, ci dice, “e della sua capacità di dare/donare e di rendersi autonomo rispetto all’autore”.
Non un libro sui blog, ma un blog diventato libro. A mio avviso perfettamente autonomo:
In rete si possono annodare amicizie con persone e personaggi (anche letterari) coltivando quelle affinità che questo non-luogo può ospitare, facendoci sentire esuli accolti e stupiti della “casualità” che ha portato i nostri diversi percorsi a incrociarsi: dopotutto la scienza e la conoscenza, come l’amore, iniziano con un istante di stupore. Ed entrare in queste pagine significa anche po’ imparare che è il percorso a dare un senso alla meta.
Il volume, raccolta dunque di una scelta di testi brevi tratti dal blog omonimo dell’autore, è pubblicato dalla giovane casa editrice Fara nell’elegante collana “TerrEmerse” dedicata agli autori emergenti e alle nuove espressione letterarie. Di Galloni le edizioni Fara hanno precedentemente pubblicato altri due interessanti titoli in altre due piacevoli e curatissime collane (rispettivamente “Microbi”, con romanzi brevi, racconti, piccoli saggi e classici del pensiero, e “I confini dell’oceano”, dedicata alla narrativa): Donal d'Irlanda e Il cuore della colomba. Non si mancherà di parlare presto e di far conoscere ai lettori del Parnaso anche queste due pubblicazioni.
Naturale appendice di Le affinità casuali è adesso anche Slow Web, un delizioso e curatissimo “omaggio” agli amici blogger del suo autore e alle potenzialità tecniche e creative che offre l’uso del Web come foglio di scrittura, soprattutto quando esso si fa spazio aperto alle collaborazioni tra menti amiche e pensanti, ci ricorda Galloni. Slow Web, aggiunge, è una compilation non autorizzata che raggruppa e ricontestualizza voci ascoltate attraverso le maglie della rete.
Il piccolo testo, dall’originale copertina fatta delle definizioni stesse delle parole del titolo e scaricabile da questo link nel formato *.pdf, mi ha svelato con incanto ciò che è la sostanza di quelle parole, di quei commenti, di quei pensieri incrociati e di quelle cornici grafiche e musicali con cui si arricchisce l’espressività del nostro digitare su un diario sospeso nella Rete: una scrittura sorprendentemente aperta e intrecciata, con scambi non preventivati ed echi di similitudini della mente e dell’esperienza mai nemmeno immaginati così numerosi, naturali ed incisivi nella loro bella affinità.
Lo stimolo creativo del blog, nel suo potere magico di accogliere l’arte in tutte le sue componenti grafiche a sorreggere il peso bello delle parole scritte sulla pagina di un diario, qui si svela in tutto il suo affascinante spessore, e ne vengono fuori pagine uniche e ricchissime, con intrecci a più voci come un laboratorio artistico senza limiti e senza veti in cui ognuno ritrae i propri pensieri scegliendo il terreno a sé più confacente: una fotografia, una citazione, un racconto o una propria considerazione. Gli incontri che ne sono venuti fuori, apparentemente costruiti con sapienza e su un’impalcatura studiata fin dall’inizio in ogni suo particolare, mostrano invece ciò a cui i blog e gli incontri casuali nel silenzio della Rete approdano o ci fanno approdare: Un riflesso della cultura della Rete e una riflessione sulla cultura della rete, suggerisce correttamente Galloni; intersezioni perfette di poco più di 30 bloggers, molti dei quali spesso ospiti del Parnaso, nel loro postare parole e immagini, in un “labirinto di sorprese” in un “progetto senza centro” di persone, del loro pensiero più libero e, attraverso essi, delle cose che riempiono sul non-luogo della Rete la loro e la nostra vita, o i canali con cui la viviamo e vediamo. Similitudini che Galloni riesce a sommare in modi e intrecci mai nemmeno immaginati.
Un estratto tratto da Le affinità casuali:
"Il mio primo amico è stato un coniglio di pezza. Avevo due anni e non mi addormentavo mai senza di lui. Non gli ho mai dato un nome e l'ho completamente dimenticato, che eravamo inseparabili lo so perché i miei genitori me lo ricordavano. Dalla mia memoria è scomparsa ogni traccia del mio primo amico. Il mio coniglietto di pezza significa che ciò che ci manca è dentro di noi, nascosto da qualche parte; e che continuerà a mancarci. Per questo esiste l'immaginazione, per questo si raccontano storie".
venerdì, 08 ottobre 2004
Bloggerscrittore:alain g barbato

Meltèmi Autore: Alain G. Barbato Collana: Poesia Contemporanea "In Grecia il Meltèmi è un vento forte e fresco che spira da nord. D'estate porta con sè gli odori, gli umori e le leggende antiche di questa terra incantata." Raccolta di 22 Poesie - download gratuito
E’ da pochi giorni disponibile sul web l’e-book di poesie ‘Meltèmi’ di Alain G. Barbato, un amico blogger, un bloggerscrittore, la cui collaborazione sul Parnaso Ambulante è iniziata proprio di recente. Il giovane Parnaso ha immediatamente inviato la redazione a saperne di più riguardo questa sua prima raccolta di poesie: (Redazione) Alain, prima di tutto un grande ringraziamento per la tua collaborazione e disponibilità. Ci piacerebbe ricominciare insieme "il percorso" di Meltèmi e ritornare al momento della sua nascita. (Alain) Meltèmi è nato da un bisogno impellente di esprimere un forte sentimento d’amore. Scrivere queste poesie mi ha permesso di incanalare creativamente questo sentimento straripante. Prima di diventare un e-book Meltèmi è stato un blog e le poesie sono state scritte nell’arco di quattro mesi. (Redazione) L'AMORE è un sentimento bellissimo e potente, un prezioso gioiello dalle mille sfaccettature... certe volte però molto difficile da descrivere. Come ci sei riuscito? (Alain) Avevo necessità di esprimere quest’amore... in termini di ‘positività’, di gioia di vivere, di ‘armonia’ con la natura, anche se, poi, nel corso della stesura, ci sono stati anche momenti di tristezza, che mi hanno spinto a scrivere poesie che esprimevano situazioni di ‘allontanamento’, di ‘assenza’, di ‘separazione’, ma l’amore è anche questo. Ricordo che pensavo alla Grecia... alle sue isole, che conosco abbastanza bene per averle frequentate con assiduità... alla gente...ai colori... ai profumi... ai suoni di questa terra. E ho pensato di inserire le poesie in questa cornice. Poi mi è venuto quasi spontaneo immaginare una coppia di giovani che vivono su un’isola per loro scelta (non sono greci), lontani dal mondo turbolento e tragico di oggi, vivendo le loro giornate immersi in questa atmosfera incantata. Una vita che scorre serenamente, attraverso i gesti ordinari di ogni giorno, nei luoghi da loro amati, sul mare, ascoltando le storie di Dimitriòs, un vecchio amico del posto, vivendo l’amore, ma anche la separazione. Meltèmi, che è il nome del vento forte che, in Grecia, spira d’estate, fa un po’ da ‘leitmotiv’ alle poesie ed è questa la ragione del titolo. (Redazione) E' una storia veramente affascinante ed è evidente, Alain, che quelle di Meltèmi sono poesie d’amore. (Alain) Sì. Tutte esprimono questo sentimento. ‘Amore’ è la parola presente in quasi la totalità delle poesie. La persona amata è sempre presente, descritta in varie situazioni. Certo è una donna idealizzata, ma è vista attraverso gli occhi di un innamorato. Nella sezione ‘versi ‘d’amore’, le poesie, in progressione, narrano proprio la storia del loro amore fin dal primo incontro, quindi l’innamoramento febbrile e coinvolgente, per poi giungere all’unione fisica che diventa metafora dell’unione con l’Assoluto, anzi, più che unione, un riconoscersi, in una realtà ultima. (Redazione) Quindi un amore "fisico" ma anche amore "trascendente"? (Alain) Certamente. Questo anelito di religiosità è espresso anche in un’altra poesia, ‘Mare adorato’, nella quale il mare è la metafora dell’Assoluto. Per tornare all’amore io credo, ma c’è tutta una tradizione in proposito, penso per esempio al tantrismo, che l’unione fisica tra un uomo ed una donna, quando alla base c’è un’amore totale, possa dare un assaggio di quello che i buddhisti chiamano ‘illuminazione’ ed i maestri Zen ‘satori’. Ho tentato di esprimere questa condizione nella poesia ‘Quando in te mi abbandono’ nella quale tutti gli elementi, la terra, l’aria, il fuoco, l’acqua, si ‘riversano’ nell’amato, che in essi si riconosce e si annulla, in un momento di estasi, di illuminazione. Nella poesia seguente, ‘Dopo l’amore’, è descritta la fase successiva: subentra la quiete, un totale benessere. La sensazione di ‘non mente’, di assenza di ego, continua a sussistere anche se via via va scomparendo. (Redazione) E come mai Meltèmi, questo avvolgente vento estivo, lo hai racchiuso in un e-book invece di rivolgerti al cirvuito dell'editoria tradizionale? (Alain) Secondo me la funzione di un opera dell’ingegno dovrebbe essere quella di poter essere "goduta" dal maggior numero di persone possibile. Dipingere un bel quadro, che magari trasmette una forte emozione, e tenerlo nel chiuso di un atelier mortifica la funzione stessa dell’opera d’arte, che, per me, deve essere, anche, quella di avvicinare tutti ad una dimensione "altra" da quella della vita di tutti i giorni. Una dimensione nella quale tutti possono sperimentare la sensazione, anche se per brevissimi istanti, di sentirsi parte dell’universo, mettendo da parte per un attimo quella (falsa) sensazione di essere separati dal resto. Tornando alla poesia è noto quale sia la situazione oggi in Italia. Gli editori non rischiano "capitali", anche se in questo caso esigui, sapendo già a priori di non avere un ritorno economico dalla pubblicazione. Perfino i grandi nomi hanno un mercato limitato, a maggior ragione un’esordiente. C’è la possibilità di pubblicare a proprie spese e questo, per un giovane alle prime armi, può essere una soluzione per farsi conoscere, inviando l’opera a critici e a direttori editoriali. Questo però non è il mio caso: non ho queste ambizioni. Per me, quindi, la scelta dell’e-book, è stata, direi, la soluzione ideale. Non obbliga l’editore "virtuale" ad un grosso impegno, né ha richiesto da parte mia l’esborso di un solo centesimo. Può permettere, inoltre, e questa è la cosa più importante, ad un discreto numero di persone interessate, di scaricare l’opera, in questo caso, gratuitamente dal web, magari stamparsela (nelle opzioni dell’e-book c’è la possibilità di esportare un file per stampare, con una normale stampante domestica, i fogli che, uniti in ‘sedicesimo’, possono essere assiemati componendo un vero e proprio libro) e leggerla tranquillamente con tutta comodità. Devo di questo ringraziare la Kult Virtual Press la cui redazione ha svolto un lavoro eccellente. Sono convinto che, in questo modo, un poeta esordiente possa raggiungere un numero maggiore di lettori, pertanto il mio desiderio di condividere queste poesie con un numero adeguato di amici viene soddisfatto. (Redazione) Un desiderio che condividiamo con te. Le tue considerazioni ci hanno fornito inoltre informazioni molto interessanti. La curiosità del Parnaso ci spinge però a rivolgerti un'altra domanda: Alain, hai avuto qualche modello nella stesura delle poesie? (Alain) No. Anzi, pur essendo un accanito lettore di poesie, non ho toccato nessun libro durante i mesi in cui ho, saltuariamente, lavorato a Meltèmi, proprio per evitare ogni influenza, anche inconscia. Mi interessava pervenire ad uno stile personale e riconoscibile. Volevo una poesia fortemente sensoriale. Perciò l’abbondanza, forse la sovrabbondanza, di riferimenti ai colori, ai suoni, ai profumi e agli aromi, che in Grecia assumono un’intensità tutta particolare. Una poesia che mantenesse comunque una sua concretezza di significato evitando volutamente ogni tentazione di astrazione. (Redazione) Ma allora, cosa c'è alla base di una poesia di Meltèmi, qual'è la sua "pietra angolare"? (Alain) Alla base di ogni poesia c’è un’idea, un sentimento, una sensazione. Non ho fatto altro che mettere a posto il puzzle delle parole che il mio cuore mi suggeriva, in modo che ognuna trovasse la giusta collocazione in un insieme che desse alla composizione una sua musicalità, una sua armonia, anche correndo il rischio di eccedere nell’uso delle rime, delle consonanze, delle assonanze, delle allitterazioni o di altre figure retoriche. Sono un po’ tradizionalista in questo. Mi piace che la poesia sia anche ‘canto, come tradizionalmente è stata. A volte ho sacrificato parole semanticamente più adatte, ma meno adatte musicalmente. Non so se ci sono riuscito.
(Redazione) Allora come definiresti queste poesie da un punto di vista stilistico?
(Alain) Sono poesie essenzialmente descrittive. Nelle mie intenzioni dovrebbero evocare atmosfere che, sollecitando i sensi e attraverso l’amore ‘narrato’, possano parlare al cuore di ognuno.
Certamente queste poesie non hanno connotati di sperimentazione, né era questa la mia intenzione. Esprimono il sentimento ‘eterno’ dell’amore, un ‘tema che, sono convinto, la poesia non abbandonerà mai, anche sperimentando nuovi stilemi. Poichè l’amore è la vita stessa dell’uomo, la ragione stessa dell’esistenza...
(Redazione) Ci congediamo sull'eco di queste belle parole... ma rimaniamo in ascolto: magari ce ne regalerai delle altre, chissa? :) (Alain) Già, chissa?. :) Ciao, vi ringrazio di cuore.
n.b.: di Meltémi si parla anche qui
Bloggerscrittore:grazia giordani
Questa volta vi voglio parlare di una blogger/scrittrice “di razza” che non avrebbe bisogno di grandi presentazioni considerato ch’è una pioniera del blog e che molti di coloro che frequentano il Parnaso hanno già avuto modo di incontrare virtualmente, delibando le sue argute e brillanti recensioni. Ho conosciuto Grazia Giordani per caso lo scorso novembre; mentre ero alla ricerca di notizie su Paul Auster mi sono imbattuto in un articolo tratto dal suo sito. Da lì sono poi approdato al suo blog che da allora è diventato un appuntamento di lettura ricorrente e gradito. Da una decina d’anni la scrittrice collabora alla “terza pagina” del quotidiano veronese l’Arena come critico letterario. Ciò che mi ha colpito fin da subito in questa donna è la sua peculiare sensibilità nel cogliere le personalità eterogenee e tra loro spesso distanti di molti protagonisti di prima grandezza della pagina scritta. In special modo, parlando di scrittura al femminile, la Giordani appare in aderente sintonia con i motivi, le problematiche e le forme espressive di questo complesso e raffinato filone. L’impressione che ne ho tratto è che Grazia, anch’essa scrittrice con un suo intimo e singolare percorso formativo, disponga di un punto di vista privilegiato che le consente di avvicinarsi alle autrici più rappresentative dell’odierno panorama letterario “dal di dentro” e questo non certo per via di ovvie affinità biologiche bensì per empatia, una diretta conseguenza di alcune vicende autobiografiche. Non è infatti un caso che la sua infanzia sia stata segnata dalle singolari personalità dei genitori, due figure che paiono scaturire da un feuilleton ottocentesco.
Il suo secondo romanzo, Hena (Cultura & Turismo Editrice, 1992) ci racconta esemplarmente questa storia. Grazia Giordani nasce a Bologna, figlia di Giorgio – scultore di talento – e della splendida Hena Martinelli. Il matrimonio tra i due è di breve durata. L’indomabile artista, “scoppiettante come un fuoco d’artificio” (così lo definiva un amico fraterno) finì la sua parabola terrena quando la giovane figlia aveva appena un anno. E’ facile immaginare quanto questa carismatica figura paterna abbia occupato la memoria della madre e le fantasie della figlia che cresceva senza averlo conosciuto. Viene logico supporre che l’attitudine creativa fu al contempo un’eredità e una motivazione maggiore ad affinare le doti già latenti nella curiosa giovanetta. Qualche anno dopo la vedova si risposa con Ennio, un veterinario, lasciandosi alle spalle il mondo un po’ bohèmien degli artisti bolognesi per riparare nella provincia polesana degli anni ’40, prettamente rurale e intenta a leccarsi le ferite della guerra. In questo lessico famigliare la Giordani inanella sentimenti e riflessioni che le sono anteriori, mischiando cronaca e autobiografia a un dettato squisitamente romanzato che ammanta di romanticismo le figure dei genitori, aprendo qua e là squarci di profonda nostalgia per quei mondi apparentemente inconciliabili eppure amati visceralmente: quello irrequieto e cosmopolita dello scrittore che spende quel poco che il destino gli riserva e quello del delicato gentiluomo di campagna. Nel mezzo s’impone, con la sua fascinazione, l’inquieta Hena dalla fisicità prorompente e dall’apparente fragilità che non ne incrina comunque il nerbo e la risolutezza, la volontà di dire ancora sì a una vita non certo prodiga ma comunque degna di essere assaporata fino all’ultima goccia.
Badia Polesine è attualmente il quartier generale di Gardenia – questo il suo garbato e profumato nick sul blog -, l’osservatorio immerso nelle nebbie dalle quali pervengono ai lettori, in guisa di premure virtuali attraverso la rete o di brillanti elzeviri a stampa, i suoi lavori. L’attenzione al suo territorio e ai suoi tesori artistici tutti da scoprire, privi del clamore e della risonanza tributata ad altre latitudini, è spesso presente nei suoi scritti, sia che faccia sentire la sua voce dalla rodigina Ventaglio-Novanta o da La Repubblica Veneta, sia che insegni letteratura italiana e straniera presso Università Popolari polesane e mantovane.
Il suo romanzo Signora a una piazza (Cultura & Turismo 1995) racconta, per esempio, la vicenda di Ginevra Valmarana, chiamata “la signora” per le sue pose raffinate ed estetizzanti, una donna che a Badia Polesine vive gli anni di quella senilità che prima di essere cronologica è di sveviana memoria, avvertendo le suggestioni dell’antica abbazia dal cui chiostro prende avvio il romanzo. E’ una presenza maschile a innescare il moto del ricordo, a fare scattare la molla della ricerca di un tempo perduto che fa capolino nella rima sottile tra immaginario e reale. Turbata da questo incontro la donna si improvvisa scrittrice, sperimentando e vivendo un romanzo nel romanzo.La vicenda si snoda sotto lo sguardo distratto di una società che reitera ancora una volta i propri esausti e vieti riti piccolo borghesi: il mito del lavoro e della carriera, le convenzioni, gli obblighi matrimoniali. E’ la ribalta di un proscenio dove per godere del libero arbitrio è necessario vivere – come nelle parole della protagonista – “in bilico tra realtà e fantasticheria, ma senza rompere nulla. E sperando sempre di trovare un fantasma che ci porti via.”
L’elemento autobiografico è una cifra ricorrente nell’opera di Grazia Giordani ma non cede mai il passo alla tentazione di prevalere e di farsi memorialistica; esso funge semmai da rinforzo al narrato, corredandolo di dettagli preziosi, di repentini approfondimenti nella materia concreta della propria esperienza personale, ampliando la gamma dei colori e degli umori che trasudano dall’intreccio. Questo aspetto è più che mai evidente fin dal suo primo libro, L’anima del gatto (Bagaloni Editore, 1990), una raccolta di 23 racconti dove la scrittrice si ispira chiaramente a fatti autobiografici, di cronaca o da racconti scaturiti da incontri reali per passarli al setaccio della propria affabulazione. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è in sostanza un curioso transfert uomo-animale. Le amiche è invece una storia con un doppio finale che lascia al lettore l’opportunità di sciogliere la vicenda come meglio crede. E ancora Pelle di ramarro, Aurelio, Arabesco, episodi contigui alla realtà della scrittrice. L’indemoniata è stato ispirato da un servizio sulla possessione demoniaca e gli esorcisti al tempo della presenza di Grazia come cronista nelle pagine de Il Resto del Carlino.
Alcuni di questi racconti li potete leggere on line in un’apposita sezione del suo sito. Parlando del sito, una vera miniera di materiale interessante viene dalla sezione dedicata agli articoli e recensioni che la Giordani ha accumulato nel corso dei suoi anni di attività. E’ una pagina di critica letteraria ghiotta per un bibliofilo, da compulsare periodicamente quando siete alla ricerca di informazioni sugli autori più vari. La curiosità onnivora della Giordani trova conferme e si placa in parte nel suo blog, una sorta di appendice alla sua attività, terreno di approfondimenti, taccuino di appunti, cortiletto per attività ludiche (è la stessa Grazia a sostenere che il blog è un piacevole passatempo al di fuori della sua scrittura e delle collaborazioni coi vari periodici a stampa), salotto virtuale dal quale lanciare il dibattito culturale coi propri interlocutori. Pagina di una giornalista curiosa ci restituisce appieno il ritratto della scrittrice, le memorie vissute, i luoghi amati, i libri e gli interessi: la musica classica, il cinema, il teatro e non da ultimo l’informatica e l’utilizzo dell’odierna tecnologia dei mezzi di comunicazione. La scrittura è pulita, diretta, eppure ricercata con quel mestiere accumulato in anni di esperienze. I post sono improntati a un’affabilità e cortesia quasi salottiera, di un salotto però civile e raffinato nel quale si entra in punta di piedi, disposti all’ascolto prima che al confronto. Meglio ancora se pungolati da una sana curiosità.
Grazia Giordani, scrittrice e giornalista, nata a Bologna, vive e lavora a Badia Polesine.Ha esordito nel mondo delle lettere collaborando alla rivista milanese Arterama con critica d'arte e letteraria. Ha collaborato per oltre un decennio a Il Resto de Carlino di Rovigo, in qualità di cronista, occupandosi anche di critica letteraria, d'arte e teatrale. Ha recensito libri per la rivista fiorentina Il Portolano; da oltre dieci anni collabora alla "terza pagina" del quotidiano veronese l’Arena, con recensione di libri e servizi culturali. Collabora anche alle riviste rodigine Ventaglio-Novanta e La Repubblica Veneta, con "Le pagine di Grazia" in cui ospita rubriche di costume e di racconti. Ha pubblicato: L’anima del gatto (1990), Hena (1992) e Signora a una piazza (1995). Risorse web: www.graziagiordani.it ; blog: www.curiosa.splinder.com
scritto da cigale
lunedì, 04 ottobre 2004
Bloggerscrittore:antonio zoppetti

Antonio Zoppetti Laura immaginaria Casa editrice Palomar, Bari 2004
pagine 176 prezzo 10,00 euro
In copertina: Marta Barocci, Airanigammi Arual, 2004.
Di Antonio Zoppetti nel Il Parnaso Ambulante era già segnalato il suo primo lavoro nella sezione bloggerscrittori, che oggi si arricchisce con l'anteprima del suo ultimo libro, Laura immaginaria, in libreria già a partire dal prossimo martedì 12 ottobre.
Raccontiamo oggi, ringraziando anticipatamente l'autore per la collaborazione, la "nascita" del suo ultimo libro, che è stata in realtà già rivelata nel web in un modo molto originale e personale.
Ci riferiamo a quella sorta di backstage letterario metaforico, ma soprattutto divertente e autoironico, apparso nel blog di zop a puntate, con il titolo "i 10 fantasmi letterari ed il libro che un giorno scriverò" dove, in un susseguirsi di post, dal 5 agosto in poi, si può leggere una sorta di "genesi" del libro...
Sollecitata e incuriosita dal Parnaso, ed anche per saperne di più, la Redazione ha chiesto a Zop ulteriori spiegazioni...
(zop) In verità nel mio blog non racconto la vera e propria genesi del libro. La storia dei 10 fantasmi è una specie di "storia parallela" che si lega a una serie di letture e recensioni che da un po' di tempo mi piace pubblicare. Il blog è uno spazio personale, ma a me non piace raccontare direttamente di me, non sarebbe affatto interessante e poi sono molto riservato, per cui l'unica cosa che posso fare è rappresentare e mettere in scena una storia e dei personaggi che celano un mio percorso individuale. Quello che mi preme precisare che un blog è un blog, e non c'è nulla che leghi lo stile e la storia dei fantasmi al libro che ho appena pubblicato. Se non che si può considerare una specie di sutrreale e metaforico backstage.
(Redazione) Ma allora il divertente racconto (arrivato fin'ora alla tredicesima - e ultima? - parte) dei 10 fantasmi che ti sono apparsi "in una notte milanese dello scorso agosto, piena come al solito di afa e di zanzare..." cosa significa precisamente?
(Zop) Semplicemente significa che i dieci autori che mi sono apparsi in forma di ectoplasma sono la metafora di ciò che ho dentro, del non so che mi ispira e che, in modo consapevole o meno, avevo nel cuore e nella mente quando scrivevo. Da una parte il web, i link, il modo di scrivere modulare... dall'altra la logica del romanzo combinatorio e labirintico (Queneau, Perec, Calvino, Oulipiens, Patafisici, Cortazar...) Due cose che ho provato a fondere e contaminare.
(Redazione) Ora abbiamo capito! In questo modo non solo svolgi il tuo "mestiere", che è quello di esplorare ed inventare un nuovo Linguaggio Globale che sappia individuare nuove tecnologie per divulgare, intrattenere e raccontare (leggiamo testualmente) ma ci riveli anche, con ironia, come si scrive un libro.
In effetti devi sapere che ci ha molto appassionato, leggendo il susseguirsi dei post, la lunga, tormentata e faticosa ricerca di un editore, di un contratto e di tutto l'iter che seguirà se, miracolasamente il lavoro verrà pubblicato...
... ma devi anche sapere :) che il giovane e simpatico Parnaso ha, come si dice "l'occhio lungo"... perciò ti ringrazia nuovamente per la disponibilità e per le cose nuove ed interessanti che gli hai raccontato... non prima, però, di averti "estorto" la promessa che lo terrai aggiornato sugli sviluppi che eventualmente seguiranno l'imminente pubblicazione del libro.
(zop) Ok... "prometto" volentieri! :)
Ora che è stata soddisfatta la naturale curiosità del Parnaso, possiamo dilungarci un pò sul libro:
la struttura dell’opera
Il lavoro è composto da 20 racconti, tra loro intrecciati, ognuno dedicato a un differente personaggio il cui nome comincia con una lettera dell’alfabeto differente, dalla A alla V. La Z è stata omessa, in piena tradizione potenziale, per esprimere il senso del non-finito (i 99 Esercizi di stile di Queneau, le 99 stanze de La vita istruzione per l’uso di Perec...). La lettura dei venti racconti può avvenire senza rispettare alcun ordine prestabilito: è possibile leggere il lavoro dalla A alla V in modo sequenziale - e in questo caso i colpi di scena sono stati pensati e calcolati ad hoc - ma è anche possibile entrare nel racconto partendo da una qualsiasi delle altre lettere dell’alfabeto. La lettura di ogni racconto, indipendentemente dall’ordine, è aperta, prevede sempre un fascio di continuazioni possibili che sono incentivate attraverso degli ammiccamenti: la citazione di un altro personaggio, il riferimento a un certo episodio... Potremmo chiamarli link, o "grumi di significato" per dirla con Calvino (Quinta lezione americana).
la trama dell’opera
Per la sua struttura combinatoria, la trama dell’opera prende corpo nella testa del lettore con effetti differenti e divertenti, a seconda del percorso intrapreso. Immaginando che si segua la lettura alfabetica, la trama si potrebbe presentare in questo modo: -->Aria è una ragazzina che tiene un diario su internet e durante le sue scorribande virtuali conosce -->Giorgio e gli dà un finto appuntamento a cui non si presenterà mai. Nel secondo racconto il lettore (a meno che non vada subito a leggere il punto di vista di -->Giorgio, il che cambierebbe tutto) scopre che -->Aria in realtà non esiste. E’ solo un personaggio virtuale creato da -->Barbara (secondo personaggio). Ma -->Barbara, a sua volta, in quel diario pubblicato su internet non racconta la propria vita, bensì quella della sua migliore amica, -->Chiara, che però non ne sa nulla. -->Chiara (terzo racconto) si imbatterà per caso nel sito che narra le proprie vicende, e lo stesso capiterà al suo fidanzato -->Enrico, anche se ognuno dei due, oltre a non dire nulla all’altro trarrà da questa esperienza delle conclusioni differenti.
Uno dei (tanti) colpi di scena arrivano con -->Federica che si diverte invece a ricopiare gli annunci personali trovati nei siti internet dedicati agli incontri e li ripropone tali e quali a suo nome su siti analoghi. Poi, quando l’annuncio clone riceve una risposta, questa viene rigirata da ederica al vero destinatario. In questo modo, vengono messe in comunicazione delle persone che credono di scrivere l’una all’altra, ma in realtà le loro lettere passano a loro insaputa per le mani di -->Federica che in questo modo le può spiare. Nella trappola sono caduti -->Aria e -->Giorgio. Quando -->Federica si presenterà di nascosto all’appuntamento tra -->Aria e -->Giorgio, per spiarli di persona, la storia uscirà dal virtuale e prenderà altre pieghe impreviste. Tra un incidente o forse un omicidio, un giro di vere e finte prostitute, poliziotti, artisti, invenzioni, incontri al buio e sconcertanti coincidenze, forse la vera trama del romanzo ruota attorno alla storia di Laura immaginaria, da cui prende il titolo.
Si tratta di una donna "invisibile" in molti sensi, e la sua sorte è anche ad Aria, che non esiste, che non conoscerà mai, ma da cui la sua vita, attraverso intrecci di fili intricati, in qualche modo dipende.
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