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elenco libri recensiti
| giovedì, 20 maggio 2004 Bloggerscrittore:
Blog. PerQueneau? La scrittura cambia con internet Luca Sossella editore pagg. 164, € 12,00 Dalla IV di copertina: Cos’è un blog? è uno spazio in rete in cui ognuno può costruire in pochi minuti, senza sapere come si realizza un sito internet, un proprio ambiente virtuale. Come mia prima segnalazione non potevo che scegliere un blogger che scrive di blog. Antonio Zoppetti alias zop (http://zop.splinder.it) si occupa di editoria elettronica e new media dal 1992, ed ha al suo attivo svariate opere ipermediali e multimediali. Nel 1997 ha fondato la casa editrice Linguaggio Globale (www.linguaggioglobale.com ) che consente la consultazione gratuita via internet di un catalogo di cd composto da oltre 5000 pagine. Nell'opera che qui segnalo, ad una parte iniziale dedicata all'analisi del cambiamento della scrittura e alle nuove forme di comunicazione, con un capitolo dedicato al blog, segue una seconda parte in cui sono selezionati 99 esercizi di stile di diversi autori divisi per categoria. Il libro è ordinabile anche via web ( http://www.linguaggioglobale.it/blog/profilo.htm ) senza aggravio di spese postali. Poichè l'ho ordinato, aspetto con ansia di riceverlo e darvi ulteriori notizie. A questo link http://www.linguaggioglobale.it/Chi_siamo/Contenuti/img/lipperini.jpg potete leggere la recensione de La Repubblica venerdì, 14 maggio 2004 Bloggerscrittore: Sto contattando vari blogger scrittori da inserire nella nostra sezione. Vi esorto, se ne conoscete, a segnalarmeli. Buon lavoro a tutti
martedì, 11 maggio 2004 Bloggerscrittore: giovedì 22 aprile 2004 cultura pag. 35 LIBRI /3. Se ne parla stasera alla Zanza Le storie di Carollo con la forza quieta delle parole sincere di Jacopo Bulgarini d’Elci Un libro strano, quello del vicentino Alberto Carollo, che il trentottenne autore presenta stasera alle 21 al Victoria Station (ex Zanza) di Mure Porta Santa Lucia, con commento e lettura di Giorgio Magalotti e accompagnamento della chitarra jazz di Michele Calgaro (una presentazione si terrà anche il 29 aprile alle 21, questa volta all’Osteria alla Quercia di Villabalzana). Perché, nei quattro racconti che compongono il suo primo volume edito, Miramare e altre storie , è facile per il lettore passare attraverso alterni umori e sguardi critici. E mica sarà una colpa, la diffidenza? Coi tempi che corrono, con il miasma antiecologico di titoli vuoti che aggrediscono il frequentatore di librerie, bisogna pur difendersi. E invece, la storie di Carollo progressivamente catturano con la forza quieta di una sincerità coinvolgente, a tratti disarmante nel suo farsi semplicità stilistica e drammaturgica. Così, le prime pagine di Miramare rischiano quasi di parere un accumulo di luoghi comuni. Trentenni in crisi, un week end triestino, rimpianti, amarezze, tradimenti. Effetto Muccino in agguato? Sì, ma per poco. Perché poi basta un finale che procede per sintesi ed ellissi, raccontato con una secchezza che felicemente incrocia distanza e partecipazione, e una conclusione che di conciliatorio non ha nulla, per svelare il segreto di questo giovane narratore. Sincerità, appunto. Di sguardo, di parola. Sincerità che consente a Carollo di tessere in modo convincente e antiretorico trame che rimandano a un senso costante di disfatta: una disfatta silenziosa, che non arriva all'estremo metaforico del disfacimento, che va un passo oltre il semplice senso di perdita ma di fronte a una prospettiva apertamente tragica si arresta. Perché non è alla trasfigurazione eroica dei personaggi che guarda, perché preferisce ritrarre figure non conflittuali ma essenzialmente marginali, gente che non rifiuta la società ma che nel mondo non sa trovare ragioni che bastino a dare il senso di una vita. Amicizia, famiglia, figli, lavoro, onestà, passione e vocazione artistica: se tutto questo non basta, è una solitudine venata di sottili rimpianti, di assenze, di piccole sconfitte e scelte dolorosamente conclusive a divenire chiave esistenziale, filtrata da una scrittura mutevole e piuttosto ben padroneggiata. Che se a tratti lascia perplessi per certi improvvisi affondi nel colloquiale dell'italiano paraletterario, in fondo conquista per una sicurezza mai ostentata, e per l'umiltà del suo essere a servizio dello specifico narrativo di ogni racconto. E che raggiunge la sua vetta nel monologare basso, lessicalmente incerto ma eticamente risoluto, del maturo lavoratore che in una stanza d'ospedale vive inconsapevolmente i suoi ultimi giorni, come inconsapevolmente ha vissuto, da Uomo invisibile , come il racconto titola: e che nella stessa inconsapevolezza spaurita e sconfitta e dignitosa, in quieta rassegnazione, sprofonda nell'anestesia di un intervento chirurgico impossibile. «Mi dispiace che tutto scompare. Non dico che l'avrei fatto volentieri, ma sarei rimasto, così, per curiosità, a vedere». Bello, no? Pagina 1 di 1 Il Giornale di Vicenza lunedì, 10 maggio 2004 Bloggerscrittore: ![]() Le mani sul cuore non è solo un blog (www.lemanisulcuore.splinder.it) ma è pure una raccolta di poesie che Annarita Migliaccio definisce “di vita”, composte e raccolte negli anni. Il libro è edito da GV Editore www.thebook.it e si legge tutto d’un fiato, anche se lei – molto ironicamente – lo definisce un calepino (leggi: grosso volume antiquato o malandato; scherz. Vocabolario). E’ possibile compulsarlo anche a casaccio perché ogni singola poesia non occupa più di una facciata, e anzi, dopo averlo letto seguendo l’indice ci sono ritornato estrapolando pagine a seconda dell’uzzolo, ch’è forse la cosa migliore e che consiglio a chi vorrà leggere. Annarita sembra non fare distinzioni tra vita e arte. Pittrice e fotografa oltre che poetessa, le sue modalità espressive sono caratterizzate da eguale freschezza e spontaneità. Il gesto del suo poetare non accetta mediazioni tra vita e rappresentazione ma appare, agli occhi di chi guarda o legge, come un’urgenza di fissare lo sfilacciato emotivo dell’esistenza quotidiana, di sottrarlo all’oblio della memoria e dell’esperienza personale per farne tesoro, in una forma schietta e solo apparentemente semplice, che parla a ognuno col linguaggio dei sensi. I suoi versi vestono spesso l’abito del frammento o il ritmo conciso e lapidario degli haiku, permeati dalla frenesia di immortalare l’emozione e condividerla generosamente, a volte col rischio di imbattersi in metafore decisamente molto frequentate ma con un candore privo di imbarazzi, dov’è assente una pur minima traccia di intento retorico. Personalmente la preferisco quando si avventura a dipanare la tela densa e intricata di sentimenti contrastanti e meno intelligibili, quasi sperimentasse nuove forme di espressione poetica, come in Cuore crudo: Scivolo in abbrivi di nausea,/con un lampo di freddo negli occhi./Una paralisi abitudinaria/ e cieca dell’anima silente (…). O in Al Tramonto: All’ora del tramonto/starò lì immobile e gelida/ a piangere rimorsi e vergogne./Varcherò gli sguardi vuoti/degli amici fantasmi/nel dolore della delusione(…). Ma io sono un ex-malato di spleen e perciò non posso essere che di parte.
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