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giovedì, 20 maggio 2004


Bloggerscrittore:
 

Antonio Zoppetti

Blog. PerQueneau? La scrittura cambia con internet

Luca Sossella editore

pagg. 164, € 12,00

Dalla IV di copertina:

Cos’è un blog? è uno spazio in rete in cui ognuno può costruire in pochi minuti, senza sapere come si realizza un sito internet, un proprio ambiente virtuale.

Perché
Esercizi di stile? Perché Queneau
è stato un grande rabdomante e pioniere della scrittura combinatoria e labirintica tipica degli ipertesti.

“Queneau ha inventato un gioco e ne ha esplicitato le regole nel corso di una
partita, splendidamente giocata
nel 1947. Fedeltà significava capire le regole del gioco, rispettarle, e poi giocare una nuova partita con lo stesso numero di mosse” scriveva Umberto Eco nell'introduzione a Esercizi di stile di Raymond Queneau nell'edizione Einaudi del 1983.

Qui continua il
gioco.

Come mia prima segnalazione non potevo che scegliere un blogger che scrive di blog. Antonio Zoppetti alias zop (http://zop.splinder.it) si occupa di editoria elettronica e new media dal 1992, ed ha al suo attivo svariate opere ipermediali e multimediali. Nel 1997 ha fondato la casa editrice Linguaggio Globale (www.linguaggioglobale.com ) che consente la consultazione gratuita via internet di un catalogo di cd composto da oltre 5000 pagine.

Nell'opera che qui segnalo, ad una parte iniziale dedicata all'analisi del cambiamento della scrittura e alle nuove forme di comunicazione, con un capitolo dedicato al blog, segue una seconda parte in cui sono selezionati 99 esercizi di stile di diversi autori divisi per categoria.

Il libro è ordinabile anche via web ( http://www.linguaggioglobale.it/blog/profilo.htm ) senza aggravio di spese postali. Poichè l'ho ordinato, aspetto con ansia di riceverlo e darvi ulteriori notizie.

A questo link http://www.linguaggioglobale.it/Chi_siamo/Contenuti/img/lipperini.jpg potete leggere la recensione de La Repubblica









venerdì, 14 maggio 2004


Bloggerscrittore:
 
Sto contattando vari blogger scrittori da inserire nella nostra sezione. Vi esorto, se ne conoscete, a segnalarmeli. Buon lavoro a tutti
scritto da Spuma | 22:33 | commenti (6)

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martedì, 11 maggio 2004


Bloggerscrittore:
 

giovedì 22 aprile 2004 cultura pag. 35

 

LIBRI /3. Se ne parla stasera alla Zanza

Le storie di Carollo con la forza quieta delle parole sincere

di Jacopo Bulgarini d’Elci

 

Un libro strano, quello del vicentino Alberto Carollo, che il trentottenne autore presenta

stasera alle 21 al Victoria Station (ex Zanza) di Mure Porta Santa Lucia, con commento e

lettura di Giorgio Magalotti e accompagnamento della chitarra jazz di Michele Calgaro (una

presentazione si terrà anche il 29 aprile alle 21, questa volta all’Osteria alla Quercia di

Villabalzana). Perché, nei quattro racconti che compongono il suo primo volume edito,

Miramare e altre storie , è facile per il lettore passare attraverso alterni umori e sguardi

critici. E mica sarà una colpa, la diffidenza? Coi tempi che corrono, con il miasma

antiecologico di titoli vuoti che aggrediscono il frequentatore di librerie, bisogna pur

difendersi.

E invece, la storie di Carollo progressivamente catturano con la forza quieta di una sincerità

coinvolgente, a tratti disarmante nel suo farsi semplicità stilistica e drammaturgica. Così, le

prime pagine di Miramare rischiano quasi di parere un accumulo di luoghi comuni. Trentenni

in crisi, un week end triestino, rimpianti, amarezze, tradimenti. Effetto Muccino in agguato?

Sì, ma per poco. Perché poi basta un finale che procede per sintesi ed ellissi, raccontato con

una secchezza che felicemente incrocia distanza e partecipazione, e una conclusione che di

conciliatorio non ha nulla, per svelare il segreto di questo giovane narratore. Sincerità,

appunto. Di sguardo, di parola.

Sincerità che consente a Carollo di tessere in modo convincente e antiretorico trame che

rimandano a un senso costante di disfatta: una disfatta silenziosa, che non arriva

all'estremo metaforico del disfacimento, che va un passo oltre il semplice senso di perdita

ma di fronte a una prospettiva apertamente tragica si arresta. Perché non è alla

trasfigurazione eroica dei personaggi che guarda, perché preferisce ritrarre figure non

conflittuali ma essenzialmente marginali, gente che non rifiuta la società ma che nel mondo

non sa trovare ragioni che bastino a dare il senso di una vita. Amicizia, famiglia, figli,

lavoro, onestà, passione e vocazione artistica: se tutto questo non basta, è una solitudine

venata di sottili rimpianti, di assenze, di piccole sconfitte e scelte dolorosamente conclusive

a divenire chiave esistenziale, filtrata da una scrittura mutevole e piuttosto ben

padroneggiata. Che se a tratti lascia perplessi per certi improvvisi affondi nel colloquiale

dell'italiano paraletterario, in fondo conquista per una sicurezza mai ostentata, e per

l'umiltà del suo essere a servizio dello specifico narrativo di ogni racconto.

E che raggiunge la sua vetta nel monologare basso, lessicalmente incerto ma eticamente

risoluto, del maturo lavoratore che in una stanza d'ospedale vive inconsapevolmente i suoi

ultimi giorni, come inconsapevolmente ha vissuto, da Uomo invisibile , come il racconto

titola: e che nella stessa inconsapevolezza spaurita e sconfitta e dignitosa, in quieta

rassegnazione, sprofonda nell'anestesia di un intervento chirurgico impossibile. «Mi dispiace

che tutto scompare. Non dico che l'avrei fatto volentieri, ma sarei rimasto, così, per

curiosità, a vedere». Bello, no?

 

Pagina 1 di 1 Il Giornale di Vicenza

26/04/2004
scritto da LaSirenetta | 15:01 | commenti (1)

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lunedì, 10 maggio 2004


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  Le mani sul cuore  non è solo un blog (www.lemanisulcuore.splinder.it) ma è pure una raccolta di poesie che Annarita Migliaccio definisce “di vita”, composte e raccolte negli anni. Il libro è edito da GV Editore www.thebook.it e si legge tutto d’un fiato, anche se lei – molto ironicamente – lo definisce un calepino (leggi: grosso volume antiquato o malandato; scherz. Vocabolario). E’ possibile compulsarlo anche a casaccio perché ogni singola poesia non occupa più di una facciata, e anzi, dopo averlo letto seguendo l’indice ci sono ritornato estrapolando pagine a seconda dell’uzzolo, ch’è forse la cosa migliore e che consiglio a chi vorrà leggere.

 

  Annarita sembra non fare distinzioni tra vita e arte. Pittrice e fotografa oltre che poetessa, le sue modalità espressive sono caratterizzate da eguale freschezza e spontaneità. Il gesto del suo poetare non accetta mediazioni tra vita e rappresentazione ma appare, agli occhi di chi guarda o legge, come un’urgenza di fissare lo sfilacciato emotivo dell’esistenza quotidiana, di sottrarlo all’oblio della memoria e dell’esperienza personale per farne tesoro, in una forma schietta e solo apparentemente semplice, che parla a ognuno col linguaggio dei sensi.

 

  I suoi versi vestono spesso l’abito del frammento o il ritmo conciso e lapidario degli haiku, permeati dalla frenesia di immortalare l’emozione e condividerla generosamente, a volte col rischio di imbattersi in metafore decisamente molto frequentate ma con un candore privo di imbarazzi, dov’è assente una pur minima traccia di intento retorico. Personalmente la preferisco quando si avventura a dipanare la tela densa e intricata di sentimenti contrastanti e meno intelligibili, quasi sperimentasse nuove forme di espressione poetica, come in Cuore crudo: Scivolo in abbrivi di nausea,/con un lampo di freddo negli occhi./Una paralisi abitudinaria/ e cieca dell’anima silente (…). O in Al Tramonto: All’ora del tramonto/starò lì immobile e gelida/ a piangere rimorsi e vergogne./Varcherò gli sguardi vuoti/degli amici fantasmi/nel dolore della delusione(…). Ma io sono un ex-malato di spleen e perciò non posso essere che di parte.

 


scritto da cigale | 13:10 | commenti (3)

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